Coronavirus e Fase 2. I congiunti nell’autocertificazione e la tutela della privacy

Congiunti all’epoca del coronavirus, questi sconosciuti

A partire dalla Fase 2, iniziata come noto il 4 maggio (cfr. regolata a livello nazionale dal DPCM 26 aprile 2020), è possibile spostarsi anche al di fuori del proprio Comune di dimora/domicilio/residenza, ma sempre all’interno della Regione, per far visita ai propri congiunti. In questo caso, lo spostamento è ritenuto necessario, al pari di quello che si compie per andare a fare la spesa.

L’indicazione terminologica usata dal Governo è stata non poco criticata per la sua evidente mancanza di chiarezza.

Infatti, nel nostro ordinamento, il termine congiunti  è presente solo all’articolo 307 del codice penale, secondo il quale i prossimi congiunti sono gli “ascendenti, discendenti, coniuge, la parte di un’unione civile tra persone dello stesso sesso, fratelli, sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii e i nipoti”. In questo elenco, a ben vedere, non sono presenti né i cugini, né gli amici, né i fidanzati, escludendosi così tutte quelle persone che hanno un legame stabile, ma non certificato né da un matrimonio né da una forma di unione civile. Ciò che potrebbe ledere il principio di uguaglianza, intesa come uguale possibilità di godere di uguali diritti anche se non si è formalizzata un’unione.

Dopo la pubblicazione del decreto, molti giuristi hanno argomentato che una sentenza della corte di cassazione (cfr. cassazione n. 46351/2014) ha stabilito che anche un fidanzato è da considerarsi un congiunto, cioè qualcuno con cui si ha un solido e duraturo legame affettivo a “prescindere dall’esistenza di rapporti di parentela o affinità giuridicamente rilevanti come tali”.

Così, in seguito alle critiche, il Governo ha steso nelle sue f.a.q. (ormai prima fonte del diritto) la seguente definizione di congiunti:

L’ambito cui può riferirsi la dizione “congiunti” può indirettamente ricavarsi, sistematicamente, dalle norme sulla parentela e affinità, nonché dalla giurisprudenza in tema di responsabilità civile.
Alla luce di questi riferimenti, deve ritenersi che i “congiunti” cui fa riferimento il DPCM ricomprendano: i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge)

La discussione, come era intuibile, si è quindi spostata sul concetto di “stabile legame affettivo” e sulla possibilità di dimostrare “la stabilità” di un rapporto. Invero, se da un lato si ammettesse che ogni tipo di amicizia sia dotata del carattere di stabilità richiesto dalla norma, questa sarebbe svuotata del suo contenuto precettivo; tuttavia, dall’altro lato, se si escludesse a priori che il caro amico possa rientrare nella categoria degli affetti stabili, vi sarebbe il fondato rischio di pregiudicare i diritti di quella parte della popolazione che, magari, non ha alcun rapporto con i propri parenti prossimi. Basti pensare ai single o agli anziani, soli senza figli, che durante la quarantena sono stati spesso aiutati da una rete di amici e conoscenti, che però hanno dovuto agire al limite della legalità.

In altri paesi europei sono state consentite visite di amici e fidanzati, nel rispetto di tutte le norme sulla sicurezza e fatto salvo il divieto di assembramento.

Tuttavia, come vedremo, questo, forse, è un falso problema.

Nell’autocertificazione non serve indicare nome e cognome del congiunto al quale si andrà a far visita

Come spesso è accaduto in questo periodo, le confuse prescrizioni date dal Governo sono state concretamente affidate ad una applicazione legata al buon senso dei cittadini, che forse avrebbero meritato una maggiore fiducia da parte dell’esecutivo.

Così, di nuovo, anche la definizione dei congiunti, con il riferimento agli affetti stabili, pare una sorta di deresponsabilizzazione dello Stato, il quale ha deciso di affidare ai cittadini la scelta se un proprio affetto sia o meno sufficientemente stabile da poter rientrare nell’arco giustificativo individuato dal DPCM.

Tuttavia, alla mancanza di certezza della prescrizione soccorre la normativa sulla privacy.

Nel modulo di autodichiarazione fornito dal Governo (cfr. modulo maggio 2020) è richiesto unicamente di barrare il motivo per il quale ci si sposta. Nel caso della visita ai congiunti, quindi, il cittadino potrà limitarsi a barrare la “situazione di necessità“, dichiarando che si sta andando a far visita ad un congiunto, senza che sia necessario indicare nome, cognome o grado di parentela/affinità della persona che si va a trovare.

Al cittadino non è richiesto oltre, posto che l’indagine delle generalità di chi si sta andando a trovare, da parte dell’autorità di controllo, sarebbe una ingiustificata violazione della privacy.

La condotta da tenere e le sanzioni amministrative

Di fronte alla confusione della norma il rischio è duplice.

Il cittadino non ha gli strumenti per valutare ex ante (quindi in anticipo) la legittimità della sua condotta, la valutazione della quale è lasciata al suo buon senso. Ci sarà chi, legittimamente, deciderà di restare a casa o di andare a trovare solo i parenti più stretti e chi, invece, riterrà di valorizzare la stabilità di un proprio rapporto affettivo o di amicizia, ritenendo, vieppiù legittimamente, di essere nel giusto.

L’autorità di controllo, dal canto suo, è chiamata ad effettuare gli accertamenti sulla base di una prescrizione che pone vari dubbi interpretativi. Il rischio, quindi, è che l’attività di indagine di polizia e carabinieri si spinga ben oltre i limiti tutelati dalla normativa sulla privacy ed involga anche la valutazione, da parte loro, della stabilità o meno di un affetto.

Si rischia, quindi, il proliferare di ingiuste sanzioni amministrative.

Di fronte ad un atteggiamento confuso e non coeso del Governo, al cittadino è quindi richiesto, implicitamente, di attenersi alle più rigorose regole di prudenza e buon senso, anche accettando il rischio di essere (a volte) ingiustamente sanzionati.

Forse, tuttavia, sarebbe stato più opportuno dotarsi di regole più chiare e univoche ed affidarsi esplicitamente alla responsabilità degli italiani, guadagnata durante questo lungo periodo di lockdown.

 

Per info e in caso di sanzione amministrativa comminata ingiustamente, contattateci.