Cittadinanza iure sanguinis: cosa decide la Corte Costituzionale a marzo 2026

Riforma della cittadinanza iure sanguinis: la Corte Costituzionale decide a marzo 2026

La Corte Costituzionale, a marzo 2026, deciderà le sorti della riforma sulla cittadinanza iure sanguinis. Il Decreto Tajani, entrato in vigore nel marzo 2025, ha infatti introdotto modifiche rilevanti e restrittive alla disciplina della cittadinanza iure sanguinis, incidendo sui criteri di trasmissione della cittadinanza italiana alle generazioni nate all’estero.

Secondo numerosi osservatori, il decreto avrebbe:

  • limitato l’accesso alla cittadinanza per discendenza;
  • introdotto requisiti più stringenti per il riconoscimento;
  • inciso su situazioni giuridiche consolidate e su aspettative legittime.

Tali profili hanno generato forti reazioni da parte di associazioni della diaspora italiana, studiosi e professionisti del settore, sfociando nel giudizio di costituzionalità ora all’esame della Corte Costituzionale.

Gli effetti della riforma sono già stati trattati in precedenti articoli tra cui:

Gli aspetti della legge oggetto di giudizio di costituzionalità

Il giudizio davanti alla Corte Costituzionale riguarda specifici profili della disciplina introdotta dal Decreto Tajani che, secondo i ricorrenti e il giudice rimettente, potrebbero porsi in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale.

In particolare, sono oggetto di scrutinio:

Limitazioni alla trasmissione della cittadinanza jure sanguinis

La normativa avrebbe introdotto vincoli più stringenti nella linea di discendenza, riducendo la possibilità di ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana per le generazioni nate all’estero oltre un determinato grado. In particolare, il limite è ora al secondo gradi di parentela, pertanto, attualmente, i genitori o i nonni dovevano essere esclusivamente italiani per poter trasmettere la cittadinanza per diritto di nascita. Tale impostazione solleva dubbi di compatibilità con l’art. 3 della Costituzione, sotto il profilo della ragionevolezza e dell’uguaglianza di trattamento tra discendenti di cittadini italiani.

Incidenza su diritti già maturati o in via di consolidamento

Uno dei punti più controversi riguarda l’applicazione delle nuove regole a situazioni pregresse. Secondo le censure sollevate, il decreto inciderebbe su diritti già maturati o su legittime aspettative fondate sulla disciplina precedente, con possibile violazione dei principi di affidamento e certezza del diritto, ricavabili dagli artt. 2 e 97 Cost.

Profili di retroattività sostanziale

Pur qualificandosi formalmente come normativa innovativa, il Decreto Tajani potrebbe produrre effetti sostanzialmente retroattivi sulle domande presentate o in corso di preparazione alla data della sua entrata in vigore. Tale effetto è ritenuto problematico in relazione ai limiti costituzionali alla retroattività delle leggi sfavorevoli.

Rapporto tra discrezionalità legislativa e diritti fondamentali

La Corte è chiamata a valutare se l’ampia discrezionalità del legislatore in materia di cittadinanza sia stata esercitata nel rispetto dei diritti fondamentali della persona e del principio di proporzionalità, soprattutto in relazione al legame identitario e giuridico tra lo Stato italiano e i discendenti dei suoi cittadini.

Possibili violazioni degli obblighi internazionali e sovranazionali

Infine, il giudizio potrebbe estendersi alla compatibilità della normativa con obblighi internazionali e sovranazionali, in particolare con i principi europei in materia di non discriminazione e tutela della vita privata e familiare, come interpretati dalla giurisprudenza sovranazionale.

L’esito del giudizio su tali profili determinerà se il Decreto Tajani potrà essere confermato integralmente, dichiarato incostituzionale in tutto o in parte, oppure sottoposto a una lettura costituzionalmente orientata.

Il rinvio del Tribunale di Torino e l’avvio del giudizio costituzionale

Il procedimento trae origine dal rinvio alla Corte Costituzionale disposto dal Tribunale di Torino, con decisione pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 17 settembre. Il giudice rimettente ha ritenuto non manifestamente infondate le questioni di legittimità costituzionale del Decreto Tajani, dando così avvio al controllo di costituzionalità.

Il processo costituzionale, destinato a svolgersi nell’arco di circa 100 giorni, entra ora nella sua fase decisiva con la fissazione dell’udienza pubblica.

Le fasi del giudizio davanti alla Corte Costituzionale

Con la pubblicazione dell’avviso di fissazione dell’udienza, il procedimento entra formalmente nella fase conclusiva.

In particolare:

  • le parti hanno 20 giorni di tempo per il deposito delle difese scritte;
  • successivamente verrà nominato il giudice relatore, incaricato di predisporre la proposta di decisione;
  • nel corso dell’udienza pubblica, gli avvocati esporranno oralmente le proprie argomentazioni e potranno rispondere alle domande dei giudici;
  • la Corte si riunirà poi in camera di consiglio per deliberare.

La sentenza finale sarà pubblicata successivamente e avrà efficacia generale, vincolante per tutti.

Gli effetti attesi della decisione

Il verdetto della Corte Costituzionale potrebbe incidere direttamente su:

  • le domande di cittadinanza jure sanguinis presentate dopo il 28 marzo 2025;
  • i procedimenti amministrativi e giudiziari pendenti;
  • l’interpretazione futura della normativa sulla cittadinanza italiana per discendenza.

Secondo le previsioni, la decisione potrebbe essere resa pubblica a metà aprile 2026.

Non v'è alcuna certezza circa il contenuto della decisione che sarà adottata dalla Corte Costituzionale. Tuttavia, la stessa Consulta, nella sentenza n. 142/2025, ha già affermato come potenzialmente non sia stato ragionevole imporre nuovi limiti alla cittadinanza senza concedere un termine per presentare le domande sulla base della precedente normativa.

In definitiva, la Consulta sembra orientata a confermare la validità della nuova disciplina, bilanciando principi costituzionali, diritto europeo e esigenze pratiche dell’ordinamento. La soluzione più plausibile appare una dichiarazione di incostituzionalità parziale, con introduzione di un termine ragionevole per presentare le domande sulla base della legge precedente la riforma del 2025.

Cosa fare adesso?

La domanda che tutti gli italo-discendenti si pongono è: cosa facciamo adesso?

Non c’è una risposta giusta o una sbagliata.

Si può attendere la nuova decisione della Corte Costituzionale, che come si diceva è prevista per la primavera 2026.

In alternativa, è possibile presentare la domanda di cittadinanza in via giudiziale, chiedendo al Giudice di valutare l’incostituzionalità della nuova legge nella parte in cui non ha previsto un termine ultimo entro il quale proporre le domande prima dell’entrata in vigore dei nuovi limiti.

La proposizione della domanda giudiziale, che pure va valutata attentamente, consentirebbe di essere certi, in caso di decisione positiva della Corte Costituzionale, di aver già proposto la domanda e quindi di non incorrere in decadenze. Inoltre, la domanda di cittadinanza verrebbe decisa con priorità rispetto alle altre, essendo stata proposta in epoca antecedente.

Infatti, se la Consulta dovesse introdurre un termine finale entro cui presentare la domanda, è facilmente presumibile che vi sarebbero migliaia e migliaia di italo-discendenti che avrebbero la necessità di reperire la documentazione, asseverarla, tradurla e presentarla entro un breve lasso di tempo, cosa che potrebbe rendere più difficoltosa e più lenta la procedura di presentazione della domanda di cittadinanza.

Forse, quindi, conviene agire in anticipo, cominciando sin d’ora a reperire la documentazione e presentando già una domanda di cittadinanza iure sanguinis in via giudiziale, nella consapevolezza che la Consulta probabilmente concederà un termine finale entro cui depositare le domande di cittadinanza sulla base della vecchia legge e quindi senza alcun limite generazionale.

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