Ingresso fuori quota discendenti italiani

Un nuovo canale di ingresso per i discendenti di cittadini italiani

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il nuovo decreto del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, firmato congiuntamente ai Ministri dell’Interno e del Lavoro.
Il provvedimento individua gli Stati verso cui si sono diretti i maggiori flussi storici di emigrazione italiana, i cui cittadini – se discendenti di un cittadino italiano – possono entrare e soggiornare in Italia per lavoro subordinato al di fuori delle quote del Decreto Flussi.

Questa misura consente quindi un ingresso agevolato per chi può documentare una discendenza italiana, senza dover attendere i click day o le disponibilità annuali.

I Paesi individuati dal decreto

La selezione si basa sulla consistenza attuale delle collettività italiane iscritte all’AIRE, considerando solo gli Stati che superano i 100.000 residenti italiani.

I Paesi inclusi sono: Argentina, Brasile, Stati Uniti d’America, Australia, Canada, Venezuela e Uruguay.

Il decreto espressamente mira a favorire l’immigrazione di ritorno, con la possibilità di future estensioni ad altri Stati.

Una misura che si affianca alla riforma della cittadinanza iure sanguinis

Questo nuovo canale arriva contestualmente alla recente riforma della cittadinanza italiana iure sanguinis, operata con il D.L. 36/2025 e la relativa Legge 74/2025. La riforma ha introdotto criteri più stringenti per il riconoscimento della cittadinanza per discendenza, rendendo il processo più complesso soprattutto per le generazioni più lontane.

Per molti discendenti di italiani, pertanto, il nuovo ingresso per lavoro fuori quota diventa una valida alternativa per trasferirsi legalmente in Italia, lavorare e ricostruire il legame familiare con il Paese d’origine.

Requisiti soggettivi: chi può accedere al canale fuori quota

Per beneficiare dell’ingresso ai sensi dell’art. 27, co. 1-octies TUI è necessario dimostrare:

  1. La cittadinanza di uno dei Paesi elencati.

  2. La discendenza da un cittadino italiano (anche se lo ius sanguinis non è riconoscibile o riconosciuto a causa della recente riforma).

  3. L’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato con un datore di lavoro italiano.

La norma non impone una disciplina probatoria specifica, ma la prassi amministrativa richiederà: atti di nascita in linea diretta; certificazioni di stato civile (apostillate/legalizzate); traduzioni giurate; eventuali documenti consolari che attestino la cittadinanza italiana dell’ascendente.
Si tratta, in poche parole, degli stessi documenti che vengono e venivano utilizzati per chiedere la cittadinanza italiana iure sanguinis.
La prova deve essere solida, perché costituisce il presupposto per accedere al regime derogatorio “fuori quota”.

Procedura operativa: nulla osta, visto, permesso di soggiorno

Questa nuova opportunità consente di ottenere una autorizzazione ad entrare in Italia per lavorare e ottenere, quindi, un permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

Ma come si procede?

Il datore presenta telematicamente la richiesta allo Sportello Unico per l’Immigrazione (SUI).
In attesa delle norme attuative, si anticipa che i documenti tipicamente richiesti sono:

  • contratto di lavoro o proposta di contratto fatto dal datore di lavoro all'italo discendente;

  • documento di identità del datore;

  • documentazione sulla capacità economica dell’impresa o famiglia;

  • documentazione probatoria della discendenza del lavoratore.

Il SUI acquisisce i pareri della Questura e dell’ITL (Ispettorato Territoriale del Lavoro) e rilascia il nulla osta.

Ottenuto il nulla osta, il lavoratore presenta domanda presso il Consolato italiano del Paese di residenza, ricevendo il visto nazionale di ingresso (tipo D).

Entro 8 giorni dall’ingresso, il lavoratore firma quindi il contratto di soggiorno e presenta la domanda di permesso di soggiorno, ricevendo poi una permesso per motivi di lavoro della durata di 1–2 anni, rinnovabile.

Lavorare in Italia e ottenere la cittadinanza in soli 3 anni

Una volta stabilita la residenza legale in Italia attraverso questo canale lavorativo, i discendenti di cittadini italiani possono beneficiare di un’importante agevolazione prevista dall’art. 9, lett. a), della Legge 91/1992:

➡️ la cittadinanza italiana può essere richiesta dopo soli 3 anni di residenza, invece dei 10 normalmente previsti per gli stranieri.

Questa possibilità riguarda i discendenti fino al secondo grado (ad esempio: figli, nipoti, nonni italiani).

In pratica:

  • si entra in Italia senza attendere il Decreto Flussi;

  • si lavora regolarmente;

  • si fissa la residenza;

  • dopo 3 anni si può avviare la procedura di cittadinanza per residenza.

È uno dei percorsi più veloci oggi disponibili per ottenere la cittadinanza italiana in assenza dei presupposti per la via iure sanguinis dopo la riforma del 27 marzo 2025.

Perché il nuovo canale è strategico

Il decreto MAECI rappresenta un tassello importante della politica di valorizzazione delle comunità italiane nel mondo.
La combinazione tra:

  • ingresso lavorativo fuori quota,

  • percorso di stabilizzazione in Italia,

  • possibilità di cittadinanza accelerata,

rende il meccanismo particolarmente attrattivo per famiglie e lavoratori con ascendenze italiane.

Inoltre offre alle imprese italiane un nuovo bacino di lavoratori qualificati, evitando le rigidità del sistema delle quote.

Contatta lo Studio Legale Vallini Vaccari

Se sei un discendente di cittadino italiano che, purtroppo, dopo la riforma della cittadinanza iure sanguinis, non può più chiedere direttamente di riconoscere la propria cittadinanza per discendenza, questa nuova procedura ti potrà aiutare a venire in Italia e a chiedere la cittadinanza dopo soli tre anni di residenza!

Per ogni esigenza e per un preventivo non esitare quindi a contattare gli esperti dello Studio Legale Vallini Vaccari:

 

FAQ – Domande frequenti

Chi può usare il nuovo canale fuori quota?

I cittadini dei Paesi individuati dal decreto che dimostrino la propria discendenza da un cittadino italiano.

Serve documentare la discendenza?

Sì, attraverso certificati anagrafici e documentazione genealogica.

Posso chiedere la cittadinanza più rapidamente?

Sì: ai sensi dell’art. 9, lett. a), Legge 91/1992, bastano 3 anni di residenza.

Il percorso richiede il Decreto Flussi?

No: è completamente fuori quota.