La giurisprudenza di merito dopo Cass. 18773/16 sull’accertamento strumentale nei danni micropermanenti

Breve rassegna giurisprudenziale

Dopo i dibattiti sorti sull’interpretazione dell’art. 139 cod. ass. priv., così come modificato dall’art. 32, comma 3ter e 3quater della Legge 27/2012, recentemente risolti dall’intervento della Suprema Corte (cfr. sentenza n. 18773 del 26.09.2016; si veda al riguardo il precedente articolo del 06.03.17), anche la giurisprudenza di merito si è condivisibilmente allineata all’orientamento confermato dagli ermellini.

Primo a pronunciarsi in proposito è stato il Tribunale di Verona, che nelle sentenze n.  2532/2016 e 2531/2016 (dott. P. P. Lanni), entrambe del 06.10.2016, espressamente statuisce che:

non appare condivisibile l’orientamento giurisprudenziale, invocato dall’appellante (e traente origine da Corte Cost. n. 235/14), secondo cui il comma 3 ter del citato art. 32 (modificativo dell’art. 139 cod ass.) riguarda il danno biologico permanente e richiede, ai fini del suo accertamento, una verifica strumentale, mentre il comma 3 quater dello stesso articolo riguarda il danno da invalidità temporanea e consente, a tini del suo accertamento, anche una verifica visiva, oltre che quella strumentale;

ed infatti, come chiarito di recente anche dalla giurisprudenza di legittimità, il citato comma 3quater dell’art. 32, così come il precedente comma 3ter, sono da leggere in correlazione alla necessità “…predicata dagli arti 138 e 139 cod. ass. che il danno biologico sia suscettibile di accertamento medico-legale (ossia il visivo-clinico-strumentale, non gerarchicamente ordinati tra loro, né unitariamente intesi, ma da utilizzarsi secondo le leges artis), siccome conducenti ad una obiettività dell’accertamento stesso, che riguardi sia le lesioni che i relativi postumi” (V. Cass. n. 18773/16);

in altri termini, lo scopo perseguito dalla riforma che ha introdotto le due norme è quello di confermare la necessità che la “valutazione medico-legale, costituente il presupposto per il riconoscimento del danno biologico, risponda ad una evidenza scientifica secondo criteri obiettivi, al fine di evitare truffe o risarcimenti ingiustificati;

ma, ai fini dell’affermazione dell’oggettività dell’evidenza scientifica, è sufficiente che essa risulti da un’analisi strumentale, o un accertamento clinico o una visita diretta del danneggiato da parte del medico;

in questa prospettiva appare evidente che il richiamo ai criteri visivo, clinico e strumentale non può essere inteso come gerarchico o unitario;

esso, infatti, è esclusivamente volto ad indicare i metodi che, da soli o congiuntamente, sono idonei a condurre ad un’obiettività dell’accertamento stesso secondo le leges artis;

l’”accertamento clinico strumentale obiettivo” di cui al comma 3 ter non può, dunque, essere diverso dal “riscontro medico legale da cui risulti visivamente o strumentalmente accertata l’esistenza della lesione” di cui al comma 3 quater;

nel caso di specie la CTU disposta in primo grado si è attenuta a tale criterio scientifico, avendo “visivamente” accertato, attraverso la visita diretta della danneggiata, l’esistenza di una lesione (a pag. 3 della relazione medico legale si dà atto che: “rachide cervicale, la rotazione verso dx è ridotta di alcuni gradi, la flessoestensione è limitata, tutti i movimenti appaiono possibili ma cautelati a fine corsa”);

non è censurabile quindi la decisione del Giudice di Pace di porre a fondamento delle sue statuizioni la suddetta CTU, con il riconoscimento del danno biologico permanente e temporaneo nei termini indicati dalla relazione peritale”.

In seguito, è intervenuto il Tribunale di Pisa (dott. M. Viani), con Sentenza n. 158/2017 del 20.02.2017, ove si legge che:

non osta al riconoscimento del danno biologico il nuovo testo dell’art. 139 cod. ass..

Anche a voler ritenere, con la giurisprudenza costituzionale seguita dalla recente giurisprudenza di legittimità, che tale modifica legislativa si applichi ai giudizi in corso benché l’evento lesivo sia anteriore, si è recentemente precisato: “Invero, il citato comma 3-quater dell’art. 32, così come il precedente comma 3-ter, sono da leggere in correlazione alla necessità (da sempre viva in siffatto specifico ambito risarcitorio), predicata dagli artt. 138 e 139 cod. ass. (che, a tal riguardo, hanno recepito quanto già presente nel “diritto vivente”), che il danno biologico sia “suscettibile di accertamento medico-legale”, esplicando entrambe le norme (senza differenze sostanziali tra loro) i criteri scientifici di accertamento e valutazione del danno biologico tipici della medicina-legale (ossia il visivo-clinico-strumentale, non gerarchicamente ordinati tra loro, né unitariamente intesi, ma da utilizzarsi secondo le leges artis), siccome conducenti ad una “obiettività” dell’accertamento stesso, che riguardi sia le lesioni, che i relativi postumi (se esistenti)” (Cass., 26.9.2016 n. 18773, che ha ritenuto risarcibile il danno in presenza di contusioni diagnosticate al momento del fatto).

Nel caso di specie, si evince dalla relazione peritale che furono riscontrati sulla B. trauma distrattivo del rachide e distorsivo della caviglia, con ipomobilità del rachide, limitazione funzionale della spalla destra alla intra-extrarotazione, cassetto dubbio alla caviglia, e pertanto le lesioni furono suscettibili di accertamento obiettivo”.

Da ultimo si è infine recentemente pronunciato anche il Tribunale di Rimini che nella sentenza n. 341/2017 del 23.03.2017 ha operato un espresso richiamo alla statuizione della Suprema Corte, di nuovo confermando la sufficienza dell’accertamento medico-legale ai fini della liquidazione del danno biologico micropermanente.

Invero, afferma il giudice romagnolo, la ratio che ispira l’articolo 139 cod. ass., come modificato nel 2012, è quella di evitare che l’esistenza del danno alla salute di modesta entità sia accertato e valutato solo su “supposizioni, illazioni, suggestioni, ipotesi“, garantendo che il suo riconoscimento si fondi su criteri di assoluta e rigorosa scientificità.

Ciò, però, non significa che se i postumi non siano accertati strumentalmente (Tac/radiografie) essi non possono essere risarciti, ma che, piuttosto, il loro risarcimento è possibile “a condizione che l’esistenza di essi possa affermarsi sulla base di una ineccepibile e scientificamente inappuntabile criteriologia medico legale“.

Insomma, la giurisprudenza di merito sembra aver correttamente recepito l’intervento chiarificatore della Cassazione.